home profilo news passioni contatti

Quantitative easing



Giovedì 22 gennaio il consiglio della Banca centrale europea guidata dal Professor Mario Draghi, si è unita alle principali autorità monetarie nel più grande esperimento della storia delle banche centrali: ovvero quello di azzerare il tasso convenzionale per ricorrere successivamente, data la sua inefficienza, all'approccio non convenzionale del quantitative easing (traduzione dall'inglese di alleggerimento o allentamento quantitativo monetario), ossia stampare nuova moneta con la quale comprare sul mercato finanziario titoli di stato (o di altro tipo). La teoria che sta alla base di questa strategia sta nel fatto che data l'impossibilità di ridurre ulteriormente il prezzo del credito, si cerca di aumentarne la quantità. L'impatto della politica del quantitative easing si basa sulle tre "T" della politica monetaria: "Transmission", ovvero i canali con i quali la politica monetaria ha un impatto sull'economia reale; "Traction", la capacità di risposta delle economie alle strategie politiche; "Time consistency", la coerenza della tempistica ossia il mantenimento della promessa da parte delle autorità di raggiungere determinati targhet quali piena occupazione e stabilità dei prezzi.

Le conseguenze. Il primo effetto di questa manovra è sul cambio valutario: più moneta viene stampata e più essa si deprezza favorendo l'export. Il secondo effetto positivo è sui tassi d'interesse perchè se la Bce compra titoli di Stato, quest'ultimi potranno pagare interessi più bassi (anche sotto zero): un esempio sono i BTP italiani che hanno registrato rendimenti ai minimi storici. Parte di questi benefici per gli Stati dell'Eurozona però sono in gran parte annullati della bassa inflazione, parametro che il Quantitative easing mira a far risalire.

Con il ridimensionamento del valore dei titoli di stato nei mercati finanziari, ne consegue anche il calo dei rendimenti di tutte le altre obbligazioni, da quelle bancarie a quelle aziendali. L'effetto è che si riducono anche altri tassi d'interesse, come quelli sulle rate sui mutui: il tasso Euribor a un mese è addirittura sceso sotto zero mentre quello trimestrale, su cui sono indicizzati i mutui di molte persone, è intorno allo zero.

I pro e i contro. Nonstante i vantaggi che porterà questa operazione, è altrettanto vero che l'Eurozona abbia una serie di problematiche che rendono i benefici inferiori rispetto agli USA proprio perchè i due continenti hanno economie profondamente diverse. Negli Stati Uniti infatti ci sono grandi aziende che si finanziano principalmente sul mercato finanziario, perciò quando la Fed immette liquidità nei mercati, le imprese hanno benefici immediati a differenza del nostro continente dove prevalgono le piccole e medie imprese che ricevono la maggior parte del credito dalle banche. É necessario quindi che le banche riducano i tassi alle imprese ed aumentino le erogazioni affinchè anche le Pmi possano averne un effettivo beneficio. Purtoppo questo non sta succedendo perchè le banche sono da un lato aggravate da pesanti requisiti patrimoniali imposti dalla Bce e dall'altro sono appesantite da 181 miliardi di crediti in sofferenza. L'aspetto più importante però è che in Italia dall'inizio della crisi sia sparito credito per circa € 100 miliardi e date le condizioni precarie dell'economia italiana e degli istituti di credito in generale, sarà difficile che questa forbice si possa restringere nel breve periodo. Inoltre la misura non risulta un passo in avanti sulla via di un vero Stato unico europeo, perchè la decisione che ad acquistare titoli di Stato e di altra natura siano le banche centrali dei singoli Paesi, sulle quali graverà il rischio dell'80% di eventuali perdite, è un forte passo indietro sia sul piano operativo che politico per vari aspetti. La prima ragione sta nel fatto che la Bce ha varato a maggioranza gli acquisti da parte delle bache centrali per un importo di € 60 miliardi mese per 19 mesi, cioè dal prossimo marzo al mese di settembre 2016. L'obbligo della Bce ad operare deriva dalla sua funzione fondamentale che il suo statuto le assegna: garantire la stabilità dei prezzi attraverso il mantenimento dell'inflazione attorno al 2%, visto che alcuni Paesi euopei sono caduti in deflazione. Storicamente la Germania sostiene una bassa inflazione, ma la soglia minima fissata nella misura del 2% deve esserci e in tale direzione deve operare la Bce essendo la crescita dei prezzi un aspetto fondamentale per lo sviluppo economico. La seconda ragione sono stati i compromessi con cui Draghi ha dovuto scendere con la Germania per far approvare questa manovra: il rischio di oltre € 1.200 miliardi è stato scaricato sulle banche nazionali dei singoli Stati ripartito in proporzione alla loro partecipazione in Bce (la Germania detiente la maggioranza con il 25%) accollandosi quindi la quasi totalità del rischio. É vero che il rischio di perdite appare oggi molto limitato, ma resta il fatto che per ripagare quelle evenutali le banche centrali nazionali, visto che non hanno più la possibilità di stampare moneta avendola trasferita proprio alla Bce, non avranno altre risorse che il loro patrimonio o finanziamenti dello Stato. In tutti e due i casi si tratterebbe di un vero passo indietro dopo i famosi divorzi fra ministero del Tesoro di ciascun Paese e la banca centare per garantirne l'indipendenza. Si prenda il caso della Banca d'Italia: oggi le quote sono possedute dalle banche commerciali. Se disgraziatamente dovessero ripianare le perdite e chiedere un aumento di capitale, si creerebbe una situazione paradossale: dopo tutti gli sforzi per poter raggiungere i livelli di patrimonializzazione imposti dalla Bce dopo la creazione del Sistema bancario unico europeo, le banche italiane potrebbero vedersi assorbito il capitale dalla Banca d'Italia, magari scendendo sotto il livello di sicurezza richiesto proprio da Francoforte.
Tutto ciò perchè la Germania continua a non volere la cosìddetta mutualizzazione del debito pubblico degli altri Stati ed in particolare quello enorme dell'Italia. Con l'obiettivo di mutualizzare il debito dei vari Stati, si sono cimentati tutti coloro che hanno sostenuto l'emissione degli eurobond, ovvero di sostituire almeno parzialmente i BOT, i CCT ed i BTP con titoli emessi dalla banca centrale. L'egoismo dei tedeschi non trova limiti ed è il vero problema dell'Europa: la grandeur, invece che francesce, è insopportabilmente tedesca. La politica monetaria oggigiorno ha perso qualsiasi sembianza di discipila e di coerenza: mentre Draghi cerca di ottenere qualche risultato nel suo mandato di quasi due anni e mezzo, i limiti delle sue promesse potrebbero diventare sempre più evidenti anche per il fatto che le banche centrali continuano a negare i rischi che si trovano di fronte.

Fonti: Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2015; Milano Finanza, Orsi & Tori, 24 gennaio 2015.

Domenica, 25 gennaio 2015

Enrico Siboni - Sito personale